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Vita Consacrata e Nuova Evangelizzazione oggi

Vita Consacrata e Nuova Evangelizzazione oggi

Giovedì 5 dicembre 2019 l’Università della Santa Croce ha organizzato una Giornata di studio
per la vita consacrata dal tema: Vita Consacrata e Nuova Evangelizzazione oggi.
Numerosa la partecipazione di consacrati e consacrate che sono convenuti nell’aula magna
dell’Università con grande desiderio di trascorrete una giornata di riflessione e di condivisione sotto
la guida dei relatori.
La prima relatrice, la prof.ssa Sr. Nicla Spezzati, ha declinato il tema della conversione
missionaria leggendo i diversi pronunciamenti magisteriali dal Concilio ad oggi. Risalendo alle
sorgenti cristologico-trinitarie della vita consacrata, Sr. Nicla ha dimostrato come, accanto alla
contemplazione del Cristo trasfigurato e alla vita fraterna in comunità, il tema della missione è stato
da sempre presente nelle varie forme di vita consacrata, poiché appartiene all'identità evangelica
della vita consacrata.
“Da tale visione fondativa, che senza separatezze dice il nucleo vitale della vita consacrata,
come evangelica vivendi forma nella Chiesa, - ha detto la relatrice - si coniuga per i consacrati e le
consacrate la necessità della conversione missionaria, nel ‘sempre’ del quotidiano: - Dare ragione
alla radice pneumatologica, all’identità antropologica, all’immanenza ecclesiale della vita
consacrata. - Fissare lo sguardo sul Volto raggiante di Cristo. Attitudine contemplativa permanente
a vivere la grazia della ‘divinoumanità’; propedeutica al misterium crucis e all’annuncio e alla
testimonianza del Risorto. «I religiosi col loro stato testimoniano in modo splendido e singolare che
il mondo non può essere trasfigurato e offerto a Dio senza lo spirito delle beatitudini» (Lumen
Gentium, 31). Da qui l’invito ad abitare il mondo nello stile di Cristo. Nella mistica del vivere
insieme; nella coralità dei carismi; nell’evangelizzazione dello spazio interiore; nella statio orante;
nella coscienza planetaria, i consacrati operano la conversione missionaria per intercedere e
annunciare il vangelo, nell’ascolto delle voci dell’umano, poiché la Chiesa trasale davanti a questo
grido d’angoscia e chiama ognuno a rispondere con amore al proprio fratello, come insegna papa
Francesco.
La prof.ssa Laura Dalfollo ha, poi, approfondito le modalità della missione per i consacrati
oggi, riconoscendo, innanzitutto, il valore della testimonianza credibile, sapendo, però, come tale
credibilità passi necessariamente attraverso un linguaggio comprensibile all’uomo contemporaneo.
“La vita consacrata, nella sua missione evangelizzatrice, è chiamata a spingersi là dove è
presente l’uomo abitando quei luoghi per essere riconoscibile, nuova eppure fedele a se stessa,
testimone di Cristo, ieri, oggi e sempre. Novità nella continuità chiede profonda conoscenza della
propria identità al fine di non rischiare il tradimento di se stessi o del messaggio di cui la propria
esistenza vuole essere testimonianza. La comunione profonda, intima con il Signore non può essere
offuscata da una vita avulsa dalla realtà, dalla perdita del contatto con il fratello e la preghiera
silenziosa. La vita comunitaria non può essere sostituita da una community creata ad hoc attraverso
mezzi artificiosi e artificiali. Non a caso virtuale si contrappone a reale chiamando alla
responsabilità per una formazione personale e altrui al corretto servizio al Vangelo come reale
presenza del Signore nel nostro mondo oggi così come si presenta, con le sue fatiche e le sue
contraddizioni”.
Infine, il prof. Amedeo Cencini, F.d.C.C. ha tracciato otto prospettive per la formazione dei
consacrati in senso missionario:

1- Un modo nuovo di abitare il mondo e la chiesa, lontano dalla
vecchia fuga mundi e da ogni forma di superiorità/potere, e ispirato a un più reale e cordiale
inserimento nella storia e nelle realtà secolari come proprio ambito di vita e di azione, per poter
esser fermento d’un mondo più bello.

2- Maggior attenzione, più che all’opera da compiere, alla
qualità della relazione umana, come luogo privilegiato dell’annuncio evangelico e della
manifestazione della compassione dell’Eterno.

3- Priorità esplicita, nel cuore e nelle scelte
operative, per i poveri e gli emarginati dalla società dello scarto. Con conseguente scelta d’una vita
di fatto più povera e libertà di lasciarsi evangelizzare dai poveri.

4- Ripresa dell’antico valore

monastico dell’ospitalità, come modo di accogliere l’altro, anzitutto all’interno della propria
comunità, come apprendimento della compassione e della responsabilità nei confronti di ogni altro,
frutto dell’ospitalità che Dio ci accorda in Cristo, e pure quale offerta dei propri spazi abitativi a chi
ne è privo.

5- Maggior coraggio missionario nella scelta di annunciare il vangelo (e di aprire nuove
comunità) nelle “periferie” del mondo, dove mai è risuonato l’annuncio e l’uomo pare più lontano
da Dio, o ove il primo annuncio è stato ormai smarrito, ove maggiori sembrano rischi e ostacoli e
più scarso il raccolto, ove occorre dire Dio e la sua parola in modo nuovo, soprattutto con la propria
affabilità e solidarietà, senza ansia di proselitismo né spinti da alcuna “angoscia vocazionale” (che
ci fa anteporre la preoccupazione per la nostra sopravvivenza all’annuncio del Regno).

6- Formazione dell’identità del missionario, come colui che di per sé è chiamato a seminare, e non
necessariamente a raccogliere; e dunque educazione a percepire la bellezza del seminare, come
qualcosa che dà già senso alla vita, e che libera il missionario dalla pretesa e dal bisogno di vedere i
risultati del suo operato.

7- Formazione d’una sensibilità autenticamente missionaria. Istituzione del
tirocinio apostolico nel cammino della formazione iniziale, come parte integrante dello stesso
itinerario formativo.

8- Formazione alla libertà di lasciarsi formare per tutta la vita: dalla missione,
da ciò che il missionario annuncia, dalle persone cui porta l’annuncio.
Nel pomeriggio la giornata ha presentato sei testimonianze missionarie che hanno spiegato
con la forza dell’esperienza vissuta la bellezza di una vita completamente donata agli ultimi e ai
poveri, nelle carceri, fra i migranti, nella tratta degli esseri umani, fra i giovani o nella chiamata alla
missione ad gentes. I sei testimoni hanno avvinto l’assemblea con la loro gioia e la capacità di
comunicazione, anche con l’aiuto di immagini e video che hanno veramente mostrato la ricchezza
della presenza dei consacrati nella vita e nella missione della Chiesa. (Articolo scritto da Sr Daniela del Gaudio)

PER APPROFONDIRE

 

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